Il tempo di una riflessione…
Controllo del Vicinato vs Pattuglie Patriottiche: sicurezza partecipata o deriva estrema?
Negli ultimi anni, in diverse zone d’Europa — e anche in Italia — si è assistito all’emergere di gruppi di cittadini autorganizzati che dichiarano di voler “proteggere il territorio”. Spesso si autodefiniscono “pattuglie patriottiche”, ma dietro questa etichetta si cela un fenomeno complesso e, per molti aspetti, preoccupante. Si tratta di gruppi di vigilanza informali, quasi sempre scollegati dalle istituzioni, che si attribuiscono il ruolo di “difensori della patria”, concentrandosi spesso su aree ad alta presenza migrante o considerate “a rischio”.
A differenza delle esperienze virtuose del Controllo del Vicinato, le pattuglie patriottiche operano anche al di fuori della legalità e possono costituire una minaccia alla coesione sociale e allo stato di diritto.
In Francia e Germania, formazioni come Les Brigandes o i Bürgerwehren si muovono soprattutto nelle aree rurali e periferiche, dove si percepisce una mancanza di presenza statale. In Italia, gruppi legati a certi movimenti politici hanno spesso organizzato ronde “contro la criminalità”, assumendosi compiti che spetterebbero solo alle forze dell’ordine.
Questi gruppi si fondano su narrative identitarie, anti-migranti e anti-istituzionali, alimentate da una crisi di fiducia nello Stato e da un senso crescente di insicurezza percepita. Ma il problema è anche giuridico: in molti paesi europei — Italia inclusa — non esiste alcuna legittimazione per esercitare la forza o il controllo del territorio al di fuori delle forze dell’ordine.
La tolleranza verso queste forme di vigilanza autonoma comporta una serie di pericoli. Si rischia la normalizzazione della violenza privata, la radicalizzazione giovanile e un aumento della frammentazione sociale. In vari casi documentati, si è passati dalla semplice “presenza sul territorio” a episodi di intimidazione, discriminazione e persino aggressioni.
Alcuni Stati europei, come la Germania, hanno adottato misure per sciogliere questi gruppi, riconoscendoli come minacce alla sicurezza pubblica.
All’estremo opposto si colloca l’Associazione Controllo del Vicinato – ACdV, un’iniziativa fondata sulla collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine, orientata alla prevenzione e alla costruzione di comunità più sicure e solidali. A differenza delle pattuglie patriottiche, questo modello:
- Agisce legalmente e in collaborazione con la polizia
- È inclusivo, coinvolgendo tutti i residenti
- Si fonda su comunicazione, fiducia e responsabilità condivisa
- Non fa uso della forza, né alimenta la paura
Il Controllo del Vicinato funziona quando riesce a creare relazioni di fiducia tra cittadini, a coinvolgere persone vulnerabili — come anziani, persone sole, disabili— e a promuovere un senso di appartenenza al territorio.
In molte città italiane, questo approccio ha portato risultati concreti: riduzione di furti e vandalismi, miglioramento della percezione di sicurezza e rafforzamento della collaborazione con la polizia locale. In altri paesi, come il Regno Unito e i Paesi Bassi, è attivo da anni ed è stato uno strumento efficace per contenere la domanda di vigilanza privata o iniziative “fai-da-te”.
In conclusione, il Controllo del Vicinato – (ACdV) rappresenta una risposta civile e democratica all’insicurezza, mentre le pattuglie patriottiche rischiano di scardinare i valori costituzionali e favorire derive estremiste. La vera sicurezza non si costruisce con la paura e l’esclusione, ma con la fiducia, la partecipazione e il senso di comunità.
Luglio 2025
Ferdinando Raffero
Presidente Associazione Controllo del Vicinato ACdV – OdV