Il tempo di una riflessione…
Il Controllo del Vicinato e il rischio della sua strumentalizzazione
Il tema della sicurezza occupa da sempre un posto centrale nelle preoccupazioni dei cittadini. Non sorprende, quindi, che venga costantemente richiamato nei programmi elettorali, spesso come elemento cardine delle campagne politiche. In questo contesto si inserisce il progetto di sicurezza partecipata e solidale “Controllo del Vicinato” – ACdV, nato per favorire la collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita nei quartieri, rafforzando il senso di comunità e contribuendo a prevenire situazioni di rischio.
Si tratta di un’iniziativa che poggia sulla responsabilità individuale e collettiva, e che richiede un impegno costante e disinteressato. Tuttavia, proprio per la sua visibilità e per l’impatto che il tema della sicurezza ha sull’opinione pubblica, il progetto non è immune dal rischio di strumentalizzazione.
A livello politico, il pericolo è che il “Controllo del Vicinato” venga presentato come una sorta di risposta immediata ed esaustiva al problema della criminalità. Una narrazione di questo tipo, sebbene efficace sul piano propagandistico, tradisce l’essenza del progetto: non uno strumento di repressione, ma un’iniziativa di prevenzione sociale e di rafforzamento delle reti di prossimità. Il rischio, in altre parole, è che la politica utilizzi il progetto come simbolo elettorale, illudendo i cittadini e trasformando una pratica di responsabilità condivisa in una bandiera ideologica.
Accanto a quella politica, esiste una forma di strumentalizzazione più sottile, ma altrettanto insidiosa: quella personale. Non è raro che alcune persone si avvicinino al progetto animate non tanto da spirito civico, quanto dalla speranza di acquisire visibilità, riconoscimento o consenso. In questi casi, l’impegno volontario viene percepito come un “palcoscenico” utile a colmare mancanze o frustrazioni personali, o addirittura come “trampolino” per obiettivi individuali che nulla hanno a che vedere con la finalità collettiva.
Non di rado, chi muove i primi passi in quest’ottica finisce per abbandonare l’organizzazione una volta resosi conto che il progetto non garantisce alcun ritorno immediato o spendibile. Le motivazioni ufficiali sono spesso legate a “improvvisi impegni sopraggiunti”, ma dietro queste giustificazioni si cela la delusione per un investimento che non ha prodotto il tornaconto atteso.
In una realtà come quella del “Controllo del Vicinato”, la difficoltà maggiore è proprio quella di trovare persone disposte a impegnarsi senza secondi fini, con continuità e spirito di servizio. La vera forza dell’iniziativa risiede nella sua capacità di promuovere fiducia reciproca e solidarietà di prossimità, riducendo l’isolamento e rafforzando il tessuto comunitario.
Per mantenere intatta questa vocazione, è essenziale vigilare affinché il progetto non venga piegato a interessi esterni – politici o personali – che ne snaturerebbero la missione. La trasparenza, la sobrietà e la chiarezza delle regole interne rappresentano quindi strumenti indispensabili per preservarne l’integrità.
La sicurezza, intesa non solo come assenza di reati ma come condizione di benessere e fiducia collettiva, è un bene comune che non può essere delegato interamente alle istituzioni né lasciato al caso. In questo senso, progetti come il “Controllo del Vicinato” rappresentano un’occasione preziosa per sperimentare forme concrete di cittadinanza attiva: i cittadini non restano semplici spettatori né consumatori di servizi pubblici, ma diventano parte di una rete solidale, capace di integrare l’azione delle forze dell’ordine con l’attenzione e la cura reciproca.
Proprio per questo, tuttavia, è fondamentale che tali iniziative restino libere da derive strumentali. Se piegate a logiche politiche o personali, rischiano non solo di perdere credibilità, ma anche di minare quella fiducia che costituisce la loro ragione d’essere. La democrazia partecipativa, infatti, si nutre di trasparenza, disinteresse e collaborazione autentica.
In definitiva, il valore del “Controllo del Vicinato” non va misurato sul numero di reati denunciati o sulla visibilità ottenuta da chi vi partecipa, bensì sulla capacità di rafforzare il legame sociale, rendendo i quartieri luoghi più vivibili, coesi e consapevoli. La vera sfida è quindi quella di mantenere il progetto nella sua natura originaria: un laboratorio di partecipazione democratica, dove la sicurezza diventa il risultato di una comunità che si riconosce, si sostiene e si prende cura di sé stessa.
Novembre 2025
Leonardo Cordone
Socio e membro del Consiglio Direttivo ACdV – OdV